ventidue: il ritorno

1 settembre 2009 at 9:06 pm (Uncategorized)

la prospettiva di passare la notte di capodanno all’estero era più che allettante, era da qualche anno che ci pensavo. così ho preso la palla al balzo e sono rientrato ancipatamente dalle mie vacanze natalizie in italia. che tra l’altro, per colpa dell’uomo nero, non erano state un gran che. le sue continue chiamate, la sua capacità di trasmetterti le angosce della sua vita e la sua irritante obiquità avevano rovinato i nove giorni che ho passato in italia, al punto da poter dire che il momento più bello delle mie vacanze è stato il pranzo natalizio. almeno a casa mia non poteva rompere i coglioni (scusate il francesismo).

il ventinove dicembre riparto verso il belgio. prima prendo il bus verso la stazione ferroviaria. ho la pessima idea di passare a salutare i colleghi del bar in cui ho lavorato due estati prima. come da copione, esco dal bar ubriaco per colpa dei cocktail di mattia. il viaggio verso bologna è uno sballo. all’aeroporto incontro mio babbo, che durante l’attesa al check-in continua a lanciare invettive contro uno sfigato che puzza di alcol. quando gli spiego che lo sfigato sono io, mi trascina verso il bagno dei dipendenti e mi obbliga a lavare denti e ascelle, a mangiare qualcosa di solido, bere qualcosa di saporito e masticare un cicca. approfittando della pausa inserisco la sim belga nel cellulare e ricevo quasi subito una chiamata da erdem: mi conferma che lui e gli altri turchi si uniranno a noi durante la notte di capodanno. gli bofonchio qualcosa in un inglese pessimo, non saprei se perché dopo nove giorni in italia mi si era arruggginito, se perché mi imbarazzava parlare in inglese con mio babbo che ascoltava, o perché ero ancora alticcio. 

a tenermi compagnia durante il viaggio c’è il regalo di natale fresco fresco: un’ipod nano modello 2008 con funzione video. passo le ore successive a guardare in quel mini schermo le riprese ufficiali del concerto di brussel a cui ero stato un mese prima. dopo aver preso una navetta e un treno arrivo finalmente a lovanio. sono ancora le 21 e ci sono diversi autobus che potrei prendere, ma voglio farmela a piedi fino a casa. già, a casa. per la prima volta mi accorgo di sentire lovanio come mia, il solo pensiero di attraversarla ed arrivare fino al mio appartamento mi riempe di realizzazione e calore, nonostante sia ripiombato nel freddo clima belga. proprio mentre ho questi pensieri entusiastici arriva una punta di amarezza a placare la foga. nella mia mente riecheggia una delle primissime frasi che ha detto mia mamma qualche giorno fa mentre mi accoglieva: “si sta bene a casa, eh, nicolò?!”.
in verità no.
cioè, sì, si sta bene, ma mi trovo benissimo anche qua da solo. quella frase mi ha turbato, sembrava quasi una disperata richiesta d’aiuto di una madre che non vuole vedere anche il suo secondo figlio allontanarsi dal nido domestico.
ripercorrere la bondgenotenlaan, rivedere il palazzo del municipio, grote markt e oude markt è sufficiente per distrarmi e proseguire verso il mio appartamento.
arrivo alla porta e già noto quanto la casa sia buia e silenziosa. tutti i belgi sono a tornati dalle proprie famiglie, e anche la quasi totalità degli erasmus cerca di stare a casa il più possibile. io no. appoggio le valigie nella mia stanzina e faccio uno squillo a sarah. anche lei è tornata. salgo al quinto piano e ci beviamo una jupiler.

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non avevate fame?

9 aprile 2009 at 11:31 am (Uncategorized)

scusate… possiamo?
buonasera, scusateci.
come mai qua in macchina?
avete mangiato voi oggi?
come mai, perché non avevate fame…?
http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoll.shtml?2009/04/C_35_video_9138_GroupVideo_filevideo.wmv

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ventuno: big boom

16 febbraio 2009 at 5:06 pm (Uncategorized) (, , )

Bellissimo, spettacolare, emblematico. Vi spiego come si fa.
Ingredienti
Prendete una costruzione particolarmente vecchia, dalle strutture malandate. Prendete il suo proprietario senza scrupoli, che non spende in manutenzione nemmeno un centesimo degli estimati 19500 euri che gli entrano ogni mese. Poi. Prendete il classico coglionazzo belga, che si dichiara appassionato di tennis e ti invita a portare racchetta e scarpe dall’Italia, poi non ti fila di sbriscio, e fuma persino in cucina quando gli altri mangiano. Ed ovviamente è assuefatto alle basse temperature tanto da lasciare la finestra spalancata quando esce di casa. Infine, aggiungere sfiga q.b.
Preparazione e modalità di cottura
Collocate tutti e quattro gli ingredienti in belgio, in stagione invernale, così da avere una temperatura media giornaliera di meno otto gradi centigradi. Preferibilmente scegliete un giorno di intenso studio pre-esame.
Fate bene attenzione che tutti gli elementi siano montati allo stesso momento, e possibilmente fate il modo che la donna delle pulizie sia fuori casa.
Risultato
Otterrete l’esplosione dei tubi che erogano l’acqua, partendo dalla stanza con la finestra aperta, con progressivo allagamento del piano corrispondente alla stanza stessa e successivamente quelli inferiori.
Condimento
Mantenere il sistema elettrico rigorosamente in funzione, così da lasciare la possibilità di corti-circuiti in caso di infiltrazione dell’acqua nelle pareti.
Servizio

Servire FREDDO. E umido.
Consigli
In caso di esito mal riuscito, o perdita di controllo dello stesso, contattare i vigili del fuoco e la polizia locale.

pelayo e sofia sdrammatizzano la situazione su mia richiesta

pelayo e sofia sdrammatizzano la situazione su mia richiesta

ecco i vigili del fuoco

ecco i vigili del fuoco

Nel prossimo appuntamento, come creare un fuoco amico tra le pareti di casa Lebrunstraat.

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venti: la finzione narrativa

16 febbraio 2009 at 4:58 pm (Uncategorized)

sì lo sanno tutti che sono tornato, e da molto!
ma in verità ho ancora alcune cose da raccontare. alcune di esse me le ero persino scritte sul pc in attesa di pubblicarle alla connessione successiva! ma sono sopraggiunti alcuni problemi, l’impossibilità di connettere il pc al kotnet in primis! quindi facciamo finta di essere ancora nella mia stanzetta in paul lebrunstraat 24 ;)

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diciannove: epifania

10 gennaio 2009 at 9:03 pm (Uncategorized) (, )

La mole di studio non indifferente per gli esami incombenti ha stravolto i miei orari quotidiani più di quanto l’avessero fatto i numerosi festini a cui partecipavo appena giunto in quel di Lovanio. Giorno e notte non fanno più differenza, si studia continuamente e quando si ha sonno ci si appisola sperando di svegliarsi il prima possibile, sennò si ruba tempo allo studio. I ritmi sfasati causano un rincoglionimento costante e la difficoltà a collocare cronologicamente i pochi eventi che caratterizzano le nostre giornate. Sogno e realtà si mischiano.
La mattina dell’Epifania mi sveglio apparentemente fresco. Il freddo glaciale al di fuori della casa mi scoraggia ad andare in biblioteca, e preferisco studiare in cameretta col sottofondo di urla e martellate (questa volta è l’ascensore a non funzionare). Mi faccio la mia colazione, studio una decina di slide per Strategic Marketing, e mi prende l’abbiocco. Senza problemi mi accascio sul letto, per un’oretta che dormo in più questa mattina avrò un’ora in più questa notte per studiare…
Mi sveglio e guardo il pavimento. Il fatto che in terra non ci siano le mattonelle beige della mia camera, ma una moquette rossa, dovrebbe già farmi rendere conto che qualcosa non va. Ma ad attirare la mia attenzione sono delle prese elettriche sul muro che, nascoste dal letto che poggia alla parete, non avevo mai visto prima. Una di loro è una presa a muro per il cavo telefonico, chissà se infilando lì il cavo di connessione potrei finalmente accedere ad internet… Sposto lo sguardo poco più a destra e trovo una specie di carica batterie a muro per l’iPod. Mai visto. Raccolgo il mio iPod, che solitamente lascio scivolare giù dal letto quando mi addormento, e lo collego alla presa. E mi ritrovo sullo schermino delle scritte strane: pare che, attraverso una qualche linea, mi stiano caricando del materiale porno su di esso. Lo scollego prontamente ma molti file sono già trasferiti. Tant’è. Prima di finalmente rendermi conto che non sono nella mia camera, devo ancora notare un’altra presa sulla parete: un deodorante per ambienti. Ok, è il momento buono di alzare lo sguardo: sono in un’altra stanza, oltre al mio letto ce n’è un altro. E la moquette rossa. Il tempo di alzarmi e riconoscere alcuni miei indumenti sul pavimento, e la porta si apre. E’ mio babbo, mi precipito a chiedere spiegazioni.
- Che ci faccio qui? Come ci sono finito?
- Volevo presentarti alcuni miei colleghi.
Così mi fa cacciare qualche vestito addosso e mi porta nella hall, dove ci sono numerose tavolate. A quanto pare è un albergo. Uno dei signori ai tavoli mi viene incontro e mi stringe la mano. Parla. Deve essere l’ennesimo collega di mio babbo che ho conosciuto da bambino ed ho completamente rimosso dalla mia memoria. Dopo l’incontro chiedo a mio babbo di tornare in stanza, vorrei lavarmi. Ottenuto il permesso, varco la soglia e mi accascio nel letto per riaddormentarmi.
Questa volta mi sveglia una donna, che senza farsi troppi problemi entra in camera ed inizia a spostare i vestiti che stavano sul pavimento. Non parla la mia lingua, ma non sembrerebbe nemmeno olandese. Se non fosse perché indossa uno strano giacchetto, direi che è la donna delle pulizie. Ma poi vedo con sorpresa che assieme a lei è entrato un cane lupo che sta annusando indumenti e valige. E’ un controllo anti-droga? Fisso la donna per diversi secondi e provo a dirle qualche parola in inglese. Bofonchia che non devo preoccuparmi. Babbè… faccia pure, eh?!
Se ne esce a mani vuote e sorridente, e finalmente inizio la routine mattutina dell’igiene personale.  Questa volta ad aspettarmi in camera c’è mia mamma. Neanche seguissimo i ritmi di uno sceneggiato televisivo. Porta con sé un passeggino, vuoto. Dimenticandomi completamente di tornare da mio babbo, esco con lei dall’hotel per fare due passi sotto il cielo che ci dà un po’ di tregua dalla pioggia. Non parliamo molto, e non ricordo quel poco che abbiamo detto. Lei continua a spingere il passeggino vuoto.
Rientriamo in albergo, la porto in camera, e scendo di nuovo all’esterno dell’hotel. C’è una fermata del bus proprio fuori dal cancello, mi ci dirigo e aspetto che passi un qualche mezzo pubblico. Assieme a me c’è diversa gente, tra cui una famiglia alle mie spalle, ed una madre con la bambina in fronte a me, fuori dal marciapiede. La piccola sta facendo i capricci per qualche motivo, e la madre, rottasi le scatole, la lascia lì in mezzo alla strada. Arriva un autobus e, senza nessuna agitazione, afferro la bambina per riportarla sul marciapiede. Un ragazzo dell’altra famiglia che stava dietro di me dice qualche stronzata alla bambina e la prende per il braccio. La madre del ragazzo lo rimprovera e lo invita a salire sul bus. Mi volto, incuriosito dalla situazione, e noto che il ragazzo sta caricando sul bus quella che sembrerebbe una coetanea, col viso deturpato e problemi di deambulazione. Rimango piuttosto turbato dalla vista, contemporaneamente sgradevole e desolante.
Non saprei perché, ma ipotizzo -anzi, so- che lei ha subito un incidente a causa del ragazzo.
E finiscono le trasmissioni.
Prendo il cellulare che solitamente giace assieme all’iPod sul pavimento, e noto di essermi appisolato per poco più di un’ora. Urla e battiti di martello mi danno la conferma che sono di nuovo in casa Lebrunstraat. Mi concedo altri tre quarti d’ora di svago per raccontare il mio sogno e torno a Strategic Marketing.

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